A Torino si mangia con calma e la cucina racconta una doppia origine: da una parte le tavole di corte dei Savoia, dall'altra le cascine del Piemonte, con le loro carni cotte a lungo e le paste ripiene delle feste. Il risultato è una tavola ricca e un po' austera, che premia chi si siede senza fretta. Ecco i sapori da cercare, nell'ordine in cui di solito arrivano, senza pretesa di completezza.
Gli antipasti, cuore del pasto piemontese
Il pasto tradizionale si apre con una serie di antipasti che a volte vale da sola la cena. Il più noto è il vitello tonnato: fette sottili di carne servite fredde sotto una salsa di tonno, capperi e acciughe. L'accostamento può stupire chi non lo conosce, poi di solito convince. Accanto trovate spesso la carne cruda battuta al coltello e condita con poco, i peperoni con la bagna e le acciughe al verde, un esempio di quanto spazio abbia questo pesce conservato nella cucina di una regione senza costa.
La bagna càuda, rito dei mesi freddi
Il nome significa salsa calda. È una crema di aglio, acciughe e olio, tenuta in caldo sul fuoco, spesso nei piccoli recipienti di terracotta detti fujòt, in cui si intingono verdure crude e cotte. Si mangia in compagnia, tipicamente in autunno e in inverno, e lascia il segno anche il giorno dopo: fa parte del gioco. Alla fine di novembre, nella vicina Asti, le è dedicata una manifestazione diffusa nei locali della zona, il Bagna Cauda Day. Chi passa da Torino in quel periodo può cercarla anche qui; altri spunti di stagione sono in Torino in autunno e in inverno.
I primi: plin e tajarin
Gli agnolotti del plin sono piccoli ripieni di pasta all'uovo chiusi con un pizzicotto, che è appunto il significato di plin in piemontese. Il ripieno è di carne e varia da una ricetta all'altra; si servono con burro e salvia oppure con il sugo dell'arrosto. I tajarin sono tagliolini sottili, ricchi di tuorli, dal colore dorato: con il burro bastano a sé stessi, e nella stagione del tartufo bianco diventano uno dei piatti più cercati della regione.
Secondi e dolci
Tra i secondi ci sono il bollito misto, servito con il bagnet verde al prezzemolo, e il brasato al Barolo, che in inverno è il piatto giusto. Per chiudere c'è il bonèt, budino di cacao e amaretti con il suo caramello. Su ogni tavola compaiono poi i grissini, nati secondo la tradizione nel 1679 per mano del fornaio di corte Antonio Brunero: dovevano essere più digeribili del pane per il giovane Vittorio Amedeo II. Il nome viene dalla ghërsa, una forma di pane allungata. Sui dettagli del racconto le versioni divergono, ma l'origine torinese è fuori discussione.
Gianduiotti e vermouth
Il gianduiotto, cioccolatino a forma di barchetta rovesciata, è fatto di cacao, zucchero e nocciole. La data ufficiale è il 1865, durante il Carnevale, quando Gianduja, la maschera torinese, li avrebbe distribuiti per le strade. Spesso si racconta che le nocciole siano entrate nel cioccolato per il blocco napoleonico al cacao, ma gli storici dubitano di questa versione, che resta una bella storia. Si trovano nelle confetterie del centro, e per la parte legata al caffè e al cioccolato in tazza c'è l'articolo su il bicerin e i caffè storici.
Il vermouth porta la data del 1786: una targa in piazza Castello ricorda Antonio Benedetto Carpano, che qui avrebbe messo a punto il suo vino aromatizzato. Oggi il Vermouth di Torino è una indicazione geografica protetta, a base di vino italiano, aromatizzato soprattutto con artemisia e altre erbe e spezie. È il modo più torinese di aprire la sera: un calice all'ora dell'aperitivo, con un grissino accanto.
Dove dormire e dove fare la spesa
Se vi piace mettere le mani in pasta, il mercato di Porta Palazzo, a circa 2,7 km da casa, è il posto dove cercare formaggi, salumi e verdura di stagione. A Casa Gioberti, l'appartamento di Meet - Torino Apartments fra Crocetta e il centro, trovate una cucina attrezzata con piano cottura a gas, frigorifero, freezer e microonde, e un tavolo rotondo per 4 o 5 persone: quanto serve per una cena con tome, grissini e un calice di vino piemontese, dopo una giornata passata a camminare.
Casa Gioberti fra Crocetta e il centro
Un bilocale multilivello di 55 mq per fino a 5 ospiti, al piano rialzato di un palazzo signorile, a pochi minuti da Porta Nuova: cucina attrezzata, soppalco per lettura o lavoro e self check-in autonomo.